Federica Salsi e il fracking
Sembra quasi una legge di Murphy, dove c’è una catastrofe naturale, non può mancare il complottista di turno che tenta di specularci sopra per ottenere visibilità e/o click sul proprio sito. Ad esempio c’è quello che, dopo le prime scosse in Emilia, denunciava Haarp e un fantomatico complotto plutodemomassonazicattocomunista per impedire “il cambiamento”. Dove? Ma nella centralissima Budrio, diamine, dove il candidato M5S era in lizza per la poltrona di sindaco.
Generalmente tendo a non dare troppo credito a questi personaggi, ma quando è un politico, a lanciare in rete certe castronerie, il discorso si fa diverso. Oggi infatti è toccato a Federica Salsi, consigliere comunale a Bologna per il Movimento 5 Stelle, uscirsene con le solite menate sul fracking e sulle possibili cause del terremoto. Ecco cosa ha pubblicato sul suo profilo Facebook:
Il video in questione è questo
Ora, tralasciamo la battuta su Monti, chiamato Matto Morti – in fondo da chi ha come maestro e megafono uno come Grillo, ‘ste cose me le aspetto – e tralasciamo anche che la Salsi è evidentemente impreparata sul fenomeno del fracking, altrimenti non avrebbe certo “chiesto spiegazioni” ma si sarebbe accorta che il fracking non è mai stato praticato in Italia. E bastava una veloce ricerca su google, per capirlo, ad esempio leggendo questo articolo dell’ottimo Mazzetta. Questo, da chi dice di voler utilizzare la rete come mezzo di comunicazione, è il classico complottismo di bassa lega a cui Grillo ci ha ben abituato, dando più volte spazio sul suo blog a gente come Chiesa, ai signoraggisti e agli sciachimisti, prendendo per buona qualsiasi bufala proveniente dal web, qualsiasi cagata la mente umana è in grado d’inventarsi, pur di dar contro al governo e gridare al complotto.
Poi i grillini non vengano a lamentarsi, se la gente non gli crede e li spernacchia ripetutamente. Ve le cercate, le prese per i fondelli.
Sara Tommasi di nuovo nuda per Marra
Lo ammetto, ero indeciso questa volta. Non sapevo se pubblicare nuovamente immagini e notizie relative al duo Marra Tommasi, il cui ridicolo modo di pensare e agire è oramai talmente chiaro che nemmeno un pupo cadrebbe più nelle fandonie raccontate dai suddetti ma come potevo perdere l’occasione di regalarmi qualche minuto di ilarità totale, ascoltando i deliri della bocconiana Sara, a suo dire “costretta” a denudarsi per attirare l’attenzione su un video – datato 2009 – in cui Casini elogiava Marra e le sue battaglie contro i mulini a vento.
“Perché qui tutti pur di non cambiare fingono di non sapere che la crisi è frutto del signoraggio primario e secondario e che le tasse sono illecite e si possono eliminare, eliminando il signoraggio mediante la nazionalizzazione delle banche centrali, oggi incredibilmente private”. Dice lei, nuda come mamma l’ha fatta, patatina al vento e due cuoricini tatuati su petto e inguine, ed è un salto logico non indifferente quello compiuto dalla Tommasi che arriva addirittura ad affermare che “le tasse sono illecite¹” ed è solamente a causa del signoraggio primario e secondario, causa della crisi, se non le possiamo eliminare.
Uno poi se lo chiede, come diamine ha fatto costei a laurearsi in economia, alla Bocconi poi, università che dovrebbe esser l’eccellenza fatta scuola. Io consiglierei un passaggio al tso, non si sa mai, vuoi vedere che finalmente la curano e smette con le minchiate?
Bando alle ciance, ecco a voi il video, visualizzabile qui. Divertitevi.
(Grazie a Carlo per la segnalazione – Immagini via Dagospia)
L’epic fail di Gasparri
In mattinata spunta una proposta di legge per tassare gli animali, proposta poi ritirata dopo l’esplosione delle polemiche e, sopratutto delle proteste. Ma non è questo il punto, il punto è che in serata l’onorevole del PDL Maurizio Gasparri, dal suo profilo twitter, ci ha deliziato di una nuova gaffe, l’ennesima cagata delle sue. Eccovela:
A suo dire quindi, la proposta proveniva dai banchi del PD, e più precisamente dall’onorevole Viola, ma basta informarsi un po’, per scoprire qualcosa di diverso. Ci pensa infatti Andrea Sarubbi (PD) a sbugiardare il Gasparri. Il relatore della suddetta legge infatti, sarebbe Gianni Mancuso, guarda un po’, del PDL!
Sarubbi per ben due volte twitta a Gasparri che il relatore è Mancuso, senza però ottenere risposta. Non contento “cinguetta” anche a Jole Santelli – che secondo La Repubblica sarebbe una delle ideatrici della proposta, insieme a Fiorella Rubino Ceccacci, entrambe PDL – che, come Gasparri, tentava di giocar allo scaricabarile, buttando tutte le colpe sul PD.
A fugar gli ultimi, residui, dubbi ci pensa Dario Ferri dalle pagine di Giornalettismo che pubblica le parole del relatore Gianni Mancuso (PDL, è bene ricordarlo per l’ennesima volta):
Quella sui cani e i gatti ‘era una tassa di scopo, pensata per permettere ai Comuni di attivare un piccolo capitolo di spesa con cui affrontare la gestione degli animali, come i cani randagi o le colonie feline’. Lo spiega il relatore Gianni Mancuso (Pdl),annunciando che e’ pronto a far togliere l’imposta dal ddl
Ma c’è di più: sentite quali erano le motivazioni di Mancuso:
Innanzi tutto – dice ancora Mancuso – era una tassa facoltativa. Ciascuno degli 8.092 comuni poteva decidere se metterla o meno. Noi pensavamo ad una entità piccola, di 10, 20 o 30 euro, ma che fosse una tassa di scopo, che permettesse ai comuni di attivare un piccolo capitolo’ per la cura degli animali, un’attività che comunque costa. Quando sentimmo l’Anci, ci disse che era favorevole. Non era una tassa ignorante, ma intelligente’
Insomma, l’ennesima figura di palta del povero Gasparri che, poveretto, non riesce ad azzeccarne una nemmeno volendo. Avanti così Gasparri! Complimentoni.
I Bossi indagati a Milano
09 aprile 2012, Renzo Bossi:
“Non sono indagato ma mi dimetto. Senza che nessuno me l’ha chiesto. Do l’esempio, sono sereno e ho fiducia nella magistratura”.
Oggi, dalla Procura di Milano:
Quando un’immagine vale più di mille parole. Attendo trepidante i soliti verdani inneggianti al complotto delle banche contro la padania operaia e “la base” armata di scope sbraitante slogan sulla “pulizia del pollaio” leghista. Davvero.
Lega sempre più in basso
Si aggiunge un nuovo tassello nei guai giudiziari della Lega Nord. Secondo la procura di Forlì, che mercoledì sera ha fatto sequestrare alcuni documenti nella sede di via Bellerio, a Milano, dal 2000 in avanti i deputati e i senatori del Carroccio avrebbero, in pratica, comprato la propria candidatura.
Un complicato meccanismo consentiva a chi voleva un posto di lista di ottenerlo, impegnandosi a versare un tanto al mese al partito. Ufficialmente si trattava di donazioni, ma per la procura erano illegittime, in quanto l’impegno veniva preso prima che il soggetto interessato (il candidato) entrasse in possesso del bene (l’elezione).
Il protocollo era sempre lo stesso. I candidati leghisti si sarebbero impegnati davanti a un notaio a versare, se eletti, un obolo mensile al partito. Si trattava di circa 2mila euro al mese per un neo-eletto, che salivano a 2400 nel caso in cui il deputato o senatore fosse al suo secondo, terzo o quarto mandato. L’impegno decadeva in caso di mancata elezione. Era una prassi consolidata. Dai verbali degli interrogatori fatti a Francesco Belsito e Nadia Dagrada emerge che questa pratica era obbligatoria per essere candidati.
Si sono bullati per anni d’esser diversi da Roma Ladrona, i puri verdani di spirito celtico a difesa delle tradizioni padane. Ora invece non resta altro da fare, se non sottolineare sempre e comunque, quanto si sono immedesimati in quelle logiche clientelari che tanto dicevano di voler eliminare. Dopo le nomine in fincantieri di amici e tesorieri, dopo gli investimenti in Tanzania, le case ristrutturate e le lauree ad insaputa, gli investimenti coi soldi dei rimborsi – e quindi pubblici – in oro e diamanti, ecco le candidature vendute un tanto al chilo. È tutto finito, per davvero.
Renzo Bossi laureato a sua insaputa
Dopo gli appartamenti acquistati a sua insaputa da Scajola, dopo le ristrutturazioni a sua insaputa dal senatùr Umberto Bossi, ora è il turno del delfino padano, Renzo:
“Non sono mai stato in Albania, non parlo l’albanese, non ho mai vantato titoli accademici e non sono mai stato a conoscenza di quel documento datato 2010”.
Giusto per non farsi mancare nulla, aggiunge: ‘Quanto riferisco è avvalorato dal fatto che siamo nel 2012 e solo oggi ne vengo a conoscenza: faccio presente inoltre come non ho mai detto di essere laureato e questo avrà almeno un senso… A un’analisi critica dello stesso documento chiunque può constatare che la data di nascita è oltretutto errata, dato non poco rilevante”.
Che sarebbe come vedere un indagato dire ai pm: mi contestate un reato di qualche anno fa, ma io non ne sapevo mica niente, giuro, ne vengo a conoscenza oggi di questa cosa. Un mirror climbing degno del miglior Manolo, giusto per rendere sempre più grottesca la situazione della Lega e della famiglia Bossi.
Ciliegina sulla torta, dalla famosa cartellina denominata “family” di Belsito, spunta una lettera inviata da Riccardo Bossi al tesoriere verdano con i conti al quale il primogenito di Bossi deve far fronte al 31 gennaio 2011:
981 euro relativi all’ultimo pagamento per il noleggio di una Clio, il saldo in contanti delle “multe arrivate a oggi” e quantificate in 1.857 euro, un pagamento non meglio specificato per il noleggio di un’auto e un altro di 12.625 euro (indicato come “5.175 + 7.450″) per il noleggio di un’altra macchina sino a febbraio 2011.
Quindi parla di “saldare un lavoro in carrozzeria” per 3.900 euro e “rate di leasing assicurazione” per 2.589 euro. Infine compare uno strano riferimento alla definizione di un “vecchio problema a base blu”. Il sospetto degli inquirenti è che questi pagamenti siano stati effettuati con i soldi ottenuti dalla Lega Nord a titolo di rimborso elettorale. La lettera conclude: “Grazie mille per tutto quello che stai facendo e sono a tua completa disposizione per ogni approfondimento che ritieni necessario”.
Siamo ben oltre la fine, per i leghisti.
Ps: grazie a Will e al suo “Non Leggere Questo Blog!” per la raccolta di tutti i “a mia insaputa” dei politici italiani. Bellissima, davvero.
Il trota laureato senza mai aver messo piede a Tirana
Da “La Repubblica” (grassetti miei):
Fino a poco tempo fa Renzo Bossi ha cercato di ottenere, salvo poi fare dietrofront, l’attestazione di validità in Italia della laurea la laurea ottenuta il 29 settembre 2010, non si sa come, in Albania: la Procura di Tirana ha accertato che il Trota mai ha messo piede sull’altra sponda dell’Adriatico. E’ un mistero su come il figlio del leader della Lega, pluribocciato alla maturità, in un solo anno e con una media da fare invidia a un premio Nobel, sia riuscito a diventare ‘dottore’ in economia, management and business all’Università privata Kristal di Tirana, città in cui, come risulta agli inquirenti albanesi, non è mai stato. Una laurea, seppur di primo livello, che come ha certificato Skender Kercuku, il decano della facoltà, è stata rilasciata il 29 settembre 2010, 14 mesi dopo la maturità, e che Bossi jr ha cercato di far valere anche in Italia: fino al 19 marzo scorso ha più volte inoltrato all’ambasciata italiana a Tirana la richiesta di “dichiarazione di valore” del diploma, salvo poi ritirare la domanda all’indomani delle perquisizioni disposte dalle Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria e la bufera sulla Lega e sul suo ex tesoriere Francesco Belsito.
La vicenda dell’attestato di validità internazionale della laurea del ‘Trota’ e della rinuncia a indagini avviate è ricostruita in una sorta di informativa inviata dall’ambasciata italiana in Albania al procuratore aggiunto Alfredo Robledo e ai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini, titolari del filone di inchiesta con al centro i fondi del Carroccio. Due facciate, con parecchi allegati, con la disponibilità di fornire ulteriori informazioni, sulla sua laurea e su quella di Pier Moscagiuro, l’ex caposcorta di Rosy Mauro. I due diplomi, sospettano gli inquirenti, potrebbero essere stati comprati con i soldi del partito.
Nel carteggio si spiega che a fine luglio 2011 un albanese aveva presentato all’ambasciata copia della laurea apparentemente rilasciata a Renzo Bossi con la richiesta della relativa “dichiarazione di valore”. Cosa che aveva sollevato stupore e sorpresa fra gli stessi funzionari, in quanto dopo le verifiche su Internet appariva difficile che il ‘delfino’ del ‘Capo’ avesse potuto diventare dottore in un anno. Così il primo tentativo per ottenere il timbro di validità in Italia era andato a vuoto e la richiesta respinta. Ma nell’ottobre del 2011 un’avvocatessa albanese (avvocato Dragoj) si ripresenta producendo, per la medesima richiesta, una serie di documenti, fra cui una delega con la firma di Renzo Bossi e un certificato di ammissione alla maturità del 18 maggio 2007 (quell’anno il Trota non passò l’esame).
Dopo oltre cinque mesi, il 19 marzo scorso, lo stesso legale rinnova la richiesta consegnando pure una fotocopia del passaporto del giovane Bossi. Il 4 aprile, all’indomani delle perquisizioni disposte dalla magistratura, il dietrofront: l’avvocatessa Dragoj ritira la documentazione consegnata assieme alla domanda di attestazione di validità della laurea. La pratica, però, è ormai avviata: il professor Kerkucu conferma che Renzo Bossi si è laureato, ma l’attestazione di validità internazionale al tanto sudato pezzo di carta non viene mai rilasciata. Per Moscagiuro la pratica non è mai partita perchè la facoltà di Scienze politiche non è accreditata presso il ministero dell’Istruzione albanese.
Infine sempre ieri dall’Università Kristal hanno fatto sapere di aver iscritto ai propri corsi di laurea Renzo Bossi e Moscagiuro rispettivamente negli anni 2007-2008 e 2008-2009. Eppure nel 2007 il Trota non aveva ancora conseguito la maturità.
Il trota, in pratica, è riuscito a farsi iscrivere in un’università pur senza aver conseguito il diploma di maturità. Già me le vedo, orde di studenti quindicenni inoltrar richiesta d’iscrizione ai corsi universitari senza passar prima per i licei, d’altronde se ce la fa Renzo Bossi, non vedo per quale assurdo motivo non lo possano fare anche i comuni cittadini.
Una buona notizia, per i Bossi, però c’è: il buon trota non avrebbe mai messo piede in Albania, quindi è salvo l’onore, nessun clandestino in famiglia! Che diamine.
Per finire, una piccola chicca, sempre dall’articolo della Repubblica:
E dopo l’articolo pubblicato da Vanity Fair nel quale Renzo Bossi immaginava il suo futuro come agricoltore o come muratore, è arrivata un’offerta di lavoro dal Cilento: un posto in un’azienda agricola nel Salernitano con tanto di alloggio a disposizione.
Quello che ha offerto un posto al trota è ufficialmente il mio nuovo idolo, specialmente visto il luogo di lavoro. Non è un’immagine bellissima? Renzo Bossi impegnato a cogliere olive nel profondo sud che suo padre tanto ha insultato negli anni, magari canticchiando canzoni come questa:
Bellissimo, davvero bellissimo.












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